Ho trovato questo post di Antonio Pascale. Avrei voluto scriverlo io. Lo trovo talmente bello che ne ho copiati dei frammenti, per ricordarli:
Non voglio tirare in ballo il discorso del rispetto degli altri, sono puntualissimo perché sono nevrotico. Arrivo all’aeroporto un’ora e mezza prima, alla stazione un’ora. Mi sveglio presto, ma tanto non dormo mai e almeno mi prendo delle soddisfazioni, come per esempio guardare le persone che corrono tirandosi i trolley, perché sono in ritardo. Cosa ti hanno insegnato i tuoi genitori?, chiese una giornalista a Fanny Ardant. A non correre sotto la pioggia perché non è dignitoso, rispose lei. Cosa mi ha insegnato la mia nevrosi? A non correre quando si sta perdendo il treno. Dunque ad avviarmi con largo anticipo: comunque sono credo l’unico a non aver ottenuto nessun beneficio dalla (democratica) pratica del web check in. Lo faccio 24 ore prima ma arrivo sempre con un‘ora e mezza di anticipo, come se dovessi ancora farlo, appunto.
Siamo o non siamo liberi di scegliere? Haynes (un neuroscienziato) ha usato la risonanza magnetica funzionale (una macchina che fotografa l’attività del cervello), così da osservare la nostra mente nell’atto della decisione, per esempio: premi un tasto blu o rosso? Cosa sorprendente: se qualcuno osserva il mio cervello può prevedere (a seconda delle aree celebrali che si illuminano) quale bottone sto per premere, con un anticipo che arriva fino a dieci secondi. Cioè dieci secondi prima che io premo il bottone (rosso o blu) ed esprimo attraverso l’atto la mia decisione (e la mia consapevolezza), nel mio cervello, per vie biochimiche, la decisione è stata già presa, solo che io l’ignoro. Quindi, ho solo la sensazione di prendere la decisione, la consapevolezza è una costruzione ex post, la decisione ex ante. Quello che ignoro dunque sono le complesse cause che mi hanno portato a scegliere (e non solo il tasto rosso e blu)….Cosa orienta la mia scelta? Il trauma, penso io, ecco cosa orienta la scelta Il trauma: un evento, che ti coglie impreparato, senza strumenti di protezione. Per tutta la vita cerchi di trasformare quel trauma in dolore. Perché il dolore perlomeno può essere condiviso
Che l’amore quando inizia è sempre romantico, e i teenager, per esempio, non appena cominciano a sperimentarlo possono trovare, l’amore, spaventosamente delizioso e spaventosamente ignoto. E allora, cos’è l’amore? Un sentimento, un’ambizione, un impegno, una personale lotta interna, un contratto sociale? Tutte queste cose e anche il tentativo di reagire a un trauma, forse. Il trauma della morte. Soltanto l’amore permetterebbe di dimenticare temporaneamente la terribile realtà del nostro essere mortali.
Il post intero, che merita di essere letto, è Qui

