E cos’è l’amore? Frammenti

•19 dicembre 2011 • 1 commento

Ho trovato questo post di Antonio Pascale. Avrei voluto scriverlo io. Lo trovo talmente bello che ne ho copiati dei frammenti, per ricordarli:

Non voglio tirare in ballo il discorso del rispetto degli altri, sono puntualissimo perché sono nevrotico. Arrivo all’aeroporto un’ora e mezza prima, alla stazione un’ora. Mi sveglio presto, ma tanto non dormo mai e almeno mi prendo delle soddisfazioni, come per esempio guardare le persone che corrono tirandosi i trolley, perché sono in ritardo. Cosa ti hanno insegnato i tuoi genitori?, chiese una giornalista a Fanny Ardant. A non correre sotto la pioggia perché non è dignitoso, rispose lei. Cosa mi ha insegnato la mia nevrosi? A non correre quando si sta perdendo il treno. Dunque ad avviarmi con largo anticipo: comunque sono credo l’unico a non aver ottenuto nessun beneficio dalla (democratica) pratica del web check in. Lo faccio 24 ore prima ma arrivo sempre con un‘ora e mezza di anticipo, come se dovessi ancora farlo, appunto.

Siamo o non siamo liberi di scegliere? Haynes (un neuroscienziato) ha usato la risonanza magnetica funzionale (una macchina che fotografa l’attività del cervello), così da osservare la nostra mente nell’atto della decisione, per esempio: premi un tasto blu o rosso? Cosa sorprendente: se qualcuno osserva il mio cervello può prevedere (a seconda delle aree celebrali che si illuminano) quale bottone sto per premere, con un anticipo che arriva fino a dieci secondi. Cioè dieci secondi prima che io premo il bottone (rosso o blu) ed esprimo attraverso l’atto la mia decisione (e la mia consapevolezza), nel mio cervello, per vie biochimiche, la decisione è stata già presa, solo che io l’ignoro. Quindi, ho solo la sensazione di prendere la decisione, la consapevolezza è una costruzione ex post, la decisione ex ante. Quello che ignoro dunque sono le complesse cause che mi hanno portato a scegliere (e non solo il tasto rosso e blu)….Cosa orienta la mia scelta? Il trauma, penso io, ecco cosa orienta la scelta  Il trauma: un evento, che ti coglie impreparato, senza strumenti di protezione. Per tutta la vita cerchi di trasformare quel trauma in dolore. Perché il dolore perlomeno può essere condiviso

Che l’amore quando inizia è sempre romantico, e i teenager, per esempio, non appena cominciano a sperimentarlo possono trovare, l’amore, spaventosamente delizioso e spaventosamente ignoto. E allora, cos’è l’amore? Un sentimento, un’ambizione, un impegno, una personale lotta interna, un contratto sociale? Tutte queste cose e anche il tentativo di reagire a un trauma, forse. Il trauma della morte. Soltanto l’amore permetterebbe di dimenticare temporaneamente la terribile realtà del nostro essere mortali.

Il post intero, che merita di essere letto, è Qui 

Discorsi sul tempo – “mentre l’uomo è un capolavoro dalla bellezza inenarrabile”

•25 maggio 2011 • Lascia un commento

Fatti:
1/3 della giornata si passa dormendo, per lo meno se si vuole mantenere un buono stato di salute.

1/3 si passa lavorando.

1/3 è il tempo che ci rimane libero per vivere.

A questo punto parto con una domanda molto semplice: come si è arrivati a stabilire che siano 8 le ore lavorative? chi è stato il precursore di questa convenzione?

Quando la carriera è diventata così importante? Non intendo il lavoro, e soprattutto il diritto al lavoro, che è un aspetto di fondamentale importanza per ogni uomo. Quello che mi chiedo è: quando la carriera ha assunto un ruolo così centrale. Il tempo dedicato al proprio lavoro, avanzare, migliorare.
Non che tutti lo facciano, ma mi affascina capire perché molti cerchino la gratificazione personale ed il riconoscimento di se stessi proprio nel lavoro, piuttosto che nelle relazioni con gli altri, nell’amore, nei viaggi, nelle grandi cause sociali, nelle passioni personali.
Spesso lavoriamo per avere la libertà economica di fare piccole scelte, come avere una macchina o andare in vacanza, avere una casa più bella, ma poi lasciamo indietro tutta quella vita che potremmo sperimentare in un giorno, tutte le scelte, le relazioni che potremmo vivere quotidianamente.

Nel paese di Kirghisia tutti lavorano solo 3 ore al giorno: il resto del tempo è dedicato a se stessi, all’amore, alla famiglia, ai figli, alla vita insomma.
Silvano Agosti

Mi permetto nella mia infinita piccolezza letteraria, di consigliare a tutti di leggere “Lettere dalla Kirghisia”;

e c’è anche questo video!

Amore mio

•12 aprile 2011 • 2 commenti

Sto cercando di scrivere un racconto per un concorso. Ma devo dire che non mi sta uscendo per niente bene. Troppe idee affiorano nel dormiveglia, e se una volta mi alzavo anche a ore improbabili per scriverle, ammetto che la pigrizia, o il desiderio di conservare intatte quelle poche nottate indisturbate dall’insonnia, mi fa desistere. Quindi i pensieri si  annodano, si sviluppano, prendono pieghe inaspettate, però al mattino sembrano banalotti, sciatti.

Il tema che è stato dato è “Amore mio”. E su questo ce ne sarebbe da dire. Amore: un sentimento profondo, e un istinto, un impulso biologico. Siamo spinti per natura all’amore nei confronti di qualcuno nel corso della vita. È qualcosa da cui non è possibile sottrarsi. Amore romantico, amore platonico, amore come passione,  dedizione totalizzante.  Sto leggendo Wikipedia, perché trovo che spesso non sappiamo le definizioni delle cose più importanti; a scuola, ad esempio, nessuno ci ha mai fatto studiare l’amore. Mi piace questa parte:

Sebbene gli esseri umani non siano in genere sessualmente monogami, si ritiene tuttavia che siano emozionalmente monogami: possono amare (romanticamente) una sola persona alla volta. Quando una persona condivide con un’altra un amore per un lungo periodo di tempo, sviluppa un “attaccamento” sempre più forte verso l’altro individuo. … secondo recenti teorie scientifiche sull’amore, questa transizione dall’attrazione all’attaccamento avverrebbe in circa 30 mesi, il passaggio da amore romantico a un semplice piacere nello stare insieme durerebbe dai 10 ai 15 anni.

Mio: lo dice molto meglio di me Hegel

La vera essenza dell’amore consiste nell’abbandonare la coscienza di sé, nell’obliarsi in un altro se stesso e tuttavia nel ritrovarsi e possedersi veramente in quest’oblio. Quindi è identificazione del soggetto in un’altra persona, è il sentimento per cui due esseri esistono solo in una unità perfetta e pongono in questa identità tutta la loro anima e il mondo intero

Calvino dice che allo scrittore servono restrizioni e limiti, ma devo confessare che non sento abbastanza stretti i miei confini. L’amore è un tema troppo grande.
Ho trovato anche un altro sito interessante: Mal d’ amore. Non si sa mai che qualcuno scopra di esserne affetto.

Bla Bla Bla

•4 marzo 2011 • Lascia un commento

Giornali incartati di pesci freschi e con occhi vispi.

Farfalle ritornano bruchi per protestare contro i fiori di plastica.

Piedi usati come nuovi per amanti feticisti.

Vendesi parrucchino per donne che la sera, malinconiche, accarezzano le teste calve dei loro uomini, ricordandosi dei loro vent’anni.

Agorafobico chiude gli occhi e assapora l’acqua della doccia, immaginando sia pioggia che gli cade sul viso.

Padri americani che baciano i loro bambini sulla bocca: Perché?

 

Questione di proporzioni

•22 febbraio 2011 • Lascia un commento

Mi sono sempre detta che non avrei mai messo una gif animata nel mio blog..che orrore.

Ma questa andava messa per forza, con due considerazioni:

1.  I bagliori, i fuochi colorati dei pianeti mi provocano un vero senso di paura, quasi inconscia, infantile. Più li guardo, più ho l’impressione che da un momento all’altro mi infuocheranno, vanificando gli sforzi di mia madre di avermi messa al mondo, nutrita, educata e tenuta in salute per 20 anni.

2. Quanto infinitamente piccola è la terra, quindi proporzionalmente piccoli i suoi problemi, piccola io, e piccole le mie inquietudini

 

Talenti

•31 gennaio 2011 • Lascia un commento

Ho visto il video di questo bambino che suona in modo eccelso la chitarra. I grandi musicisti avranno impiegato anni a tirare fuori quei meravigliosi accordi, o ad elaborare quei difficilissimi passaggi, e lui con naturalezza e quelle piccole ditina va su e giù per il manico della chitarra.

Secondo me ognuno ha un talento pazzesco per qualcosa. Qualcuno lo scopre da bambino, qualcun altro non lo scopre per tutta la vita. Per una cosa sola, ma un talento grandioso.

Parlare senza fatica il cinese, fare le percentuali a mente alla velocità della luce, fare la pasta al forno più buona del mondo.

Magari avessi il talento della pasta al forno…..

Ma che cos’è la felicità? Il paradosso Easterlin

•12 gennaio 2011 • Lascia un commento

Questo è un bel paradosso che merita di essere raccontato.

Se si analizza, anche in modo grossolano, la crescita dei consumi della nostra società, ci si accorge di come non corrisponda alla crescita di benessere. Insomma sembra che consumare di più non ci renda più felici. Allora: perchè consumiamo sempre di più?

In effetti ho appena imparato che non è tanto il consumare di più rispetto al passato, che poi non è tanto il consumare ma l’acquistare (ma lascio l’argomento perché non ci interessa in questo momento) dicevo che non è tanto il consumare di più che ci appaga; quello che ci fa stare bene è il sapere che gli altri consumino meno di noi, o il fatto che noi consumiamo più degli altri.

Il sentirsi felici non è un obiettivo in sé, ma uno strumento regolatore che il nostro organismo usa per sopravvivere, riprodursi e trasferire i geni alle generazioni future. Questa parte mi ha piuttosto rattristata.

A questo punto c’è da chiedersi perché desideriamo le cose, gli oggetti, che desideriamo?

La risposta è che il desiderio sembra essere anch’esso una funzione strumentale legata all’evoluzione. Dal momento in cui desideriamo qualcosa in modo esclusivo, rispondiamo ad una programmazione biologica finalizzata alla ricerca di qualcosa di nuovo, o utile alla realizzazione del programma evolutivo.

Sarà l’eredità genetica dei miei trisavoli che mi fa desiderare tanto quei deliziosi biscotti al cioccolato con la crema al latte?

Speriamo che l’esame di domani vada bene, almeno su questa parte dei biscotti sono preparata.

Questo non si merita nemmeno un titolo – Just straight enough to breath

•7 dicembre 2010 • Lascia un commento

Sono triste. Sembra una parola troppo corta, e stupida, molto stupida.

La tua vita è felice. Ma se la vita di chi ti sta intorno è brutta, complicata, dolorosa, desolata.

Allora a cosa serve, a che pro la tua felicità?

Allora sei ancora felice?

Se gli altri non lottano più, cosa dovrebbe far lottare ancora te, oggi?

Chi proteggerà te stesso quando non sarai più forte? e se fosse oggi, oggi non hai più la forza. Chi ci sarà per te?

Ci sono degli attimi di felicità che ti fanno dire: ecco per cosa vale la pena. Come delle luci che diffondono ancora per un tratto di buio. Arrivano, sempre. Ma sembra che il mio momento stia tardando ultimamente.

Quando hai così tanto amore che faresti di tutto, ma invece non puoi fare niente, allora a che giova il fatto che tu metteresti in gioco tutto? A cosa serve?

La cosa che mi rende felice non è fantasticare su di me, piuttosto fare progetti per gli altri. Ma stasera mi sembra che non si avvererà. Niente.

So quello che pensano tutti. Tutti quelli che ne sono al di fuori che capiteranno per caso in questo angolo di mondo, per sbaglio, solo per aver cliccato le parole in un motore di ricerca ed aver cliccato il risultato sbagliato.

So cosa pensano tutti. Tutte le risposte razionali.

Ma stasera sono avvilita.

Domani chissà.

Incontri di mezzo pomeriggio

•24 novembre 2010 • Lascia un commento

Sto facendo, come quasi sempre accade nel pomeriggio da parecchie settimane, ricerche per la mia tesi. Devo ammettere che il tema così nuovo, Twitter, mi ha fatto scontrare con un’evidente difficoltà: non ci sono statistiche a riguardo.

Per la precisione ho letto due analisi, una di Vincenzo Cosenza e l’altre di Francesco Russo. Purtroppo però, i dati, vuoi per l’oggetto preso in esame, vuoi per la novità del fenomeno in Italia, non sono così certi ed hanno creato qualche perplessità.

Quindi oggi in pieno del pomeriggio spulciando tra conversazioni e link càpito sul blog di Tiziano Tassi, che non solo mette a disposizione la lettura della sua tesi, ma lo fa anche in un modo molto acuto. Il prezzo da pagare è un “Pay with a Tweet”: per scaricare la sua tesi basta ricompensare le sue fatiche con un Tweet o con uno share su FB.

Infondo la reputazione non è uno degli aspetti fondamentali del nostro stare online?

Bravo Tiziano, e tra l’altro la tesi è “una bomba” :-)

Eravamo quattro amici al bar, che si dividevano un CottoeMozzarella

•17 novembre 2010 • 1 commento

Mi è venuta una gran tristezza.
Sono andata al Carrier day della mia università, più di 100 aziende, tra le più importanti del nostro paese, mancavano davvero solo in pochi.
Ero lì seduta a sentire le presentazioni aziendali, con i video dalle colonne sonore “rockeggianti”, quelli che ti pompano un’adrenalina, che ti fa dire: “Ammazza ma che figata è? Ma io DEVO lavorare qui!”
Io in quarta fila, al centro, sorriso da TiVoglioFareUnaBuonaImpressione, ma, vedi non sono seduta accanto a quel ragazzino del primo anno con il vestito della comunione e la cravatta rubata al papà che fa tanto il leccaculo.
Passavo da un’aula all’altra e mi dicevo che ero davvero una stupida perché avrei dovuto portare una telecamera, fare un video, avevo già in mente tutto…
Una bella carrellata di loro che uno dopo l’altro ci dicono “Siamo i Leader di Settore”
TUTTI
Tutti lo dicono…ma che settore? Ma che leader?
Le loro musiche pompate
TUTTE che dicono “ehi, siamo giovani, siamo fighi, abbiamo manager 60 ma siamo ancora fighi”
E soprattutto un bel montaggio finale di loro, con le loro cravatte di tutte le sfumature acquamarina che fanno
“Ehm no, no, non abbiamo posizioni aperte al momento.”
“No. Noi non retribuiamo gli stagisti, diamo un rimborso spese. Per sei mesi.” Questi sono i più carini, quelli che ti danno ancora qualche speranza.
“No. No. Noi non retribuiamo gli stagisti. Non diamo nemmeno rimborso spese. E nemmeno buoni pasto. Tra l’altro ci tengo a precisare che nemmeno io prendo i buoni pasto”
Per fortuna che la ragazza, quella o quel povero malcapitato ogni volta si assume il macigno di alzare la mano e fare l’ardua, la temutissima, la domanda che non si può pronunciare, che mi colpisca un fulmine ora che lo dico sotto voce tutto d’un fiato ma voi date un rimborso spese ecco ora non lo dico più, ecco per fortuna che la ragazza ha precisato al gentile manager che lui non prenderà buoni pasto ma prende uno stipendio che probabilmente gli permette di comprarsi la rustichella al bar. E poi si chiedeva un rimborso spese per il treno, non una retribuzione.
Amarezza….
Io sono d’accordo che uno deve fare la gavetta. Lo trovo giusto, proprio giusto. E sono d’accordo che all’inizio uno non è molto pratico, professionale, ci vuole un po’ ad ingranare, e non si merita mica uno stipendio. Giusto. Ma dopo che mi hai fatto un colloquio, tre anzi, uno collettivo, uno individuale e uno tecnico. Dopo questo, dopo che ci siamo guardati negli occhi, ma non me li vuoi dare 50 € per il treno? No.
Guarda io ho studiato, ho fatto la laurea triennale, poi mi hanno detto che non bastava e ho fatto la laurea specialistica, e anche un corso di specializzazione, pieni voti, anche uno stage all’estero, anche un inglese perfetto. Ecco almeno non me lo vuoi dare un panino pagato al bar?

Meno male che sono una persona molto positiva, che mi sfogo un’ora, ma poi torno a pensare che io sono in gamba e un posto lo troverò. Ma se fossi una persona pessimista…

 
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