Traslochi/parte prima

•8 ottobre 2012 • Lascia un commento

Prevedo che non riuscirò ad esaurire il tema in un solo post. Aprirò un filone, perchè sui traslochi si potrebbe scrivere all’infinito.

È il mio primo trasloco, sono priva di esperienza e senso pratico. Ad esempio sarebbe stato più intelligente spostare prima i vestiti che preoccuparsi dei copridivani vero? Ci sono arrivata anche io quando sono uscita dalla doccia ieri.

Ad ogni modo ho iniziato il trasloco con la cosa più importante: i libri. Ovviamente mi sono persa tra libri comprati e mai letti, libri adorati nell’adolescenza e dimenticati, libri iniziati e piantati lì, senza ricordarne il motivo, libri studiati che vorrei tantissimo ricominciare a leggere, libri odiati che ho pensato bene di lasciare sepolti da qualche parte nella casa paterna.

Si è ovviamente presentato il seguente problema: ho riempito tutti gli spazi disponibili ed il mio “lui” non ha ancora portato nessuno dei suoi adoratissimi, e molto più numerosi dei miei, libri.

Ho anche trovato un paio di copie di Castelles, chissà se i proprietari si ricordano di avermeli prestati….

Ovviamente il prossimo post sarà sulle eredità e sulle tazze, che sembrano moltiplicarsi misteriosamente durante la notte.

Livin’ togheter

•30 marzo 2012 • Lascia un commento

Quando avevo circa 4 anni, ed eravamo in vacanza alla casa al lago, avevo il permesso di andare da sola fino “al tennis”, cioè fino al bar con i campi da tennis che si trovava in fondo alla strada. La cosa davvero meravigliosa, “al tennis”, oltre alla coppetta Fiordaliso che dovevo tenere con due mani talmente era grande, era il jukebox. Ero pazza del jukebox. Il mio unico problema era che ero pazza solo di “Attenti al Lupo” di Dalla. Mettevo le mie monetine solo per quella. Quell’estate ero ossessionata, posseduta, spiritata: trotterellavo per il giardino cantanto “attentia al lupo …uhhh….”.

Non so se con l’età, questi periodi di fissazione passano, o solamente si indirizzano su altre cose.

Da quell’estate allo scorso 1 Marzo non l’avevo mai più riascoltata, ed è stato proprio in quella triste occasione, che sono accaduti due avvenimenti: innanzitutto mi sono commossa per la mancanza di un personaggio famoso (chi? io? mai nella mia vita..e penso che non riaccadrà. Quasi certamente). Secondo: ho ritrovato quella canzone, quel ricordo estivo lontano, ed ho dovuto ammettere che per quanto sarebbe molto più fico dire “la mia canzone preferita è Like a Rolling Stone di Bob Dylan” la mia è Attenti al Lupo di Lucio Dalla.

Vi consiglio anche questo video con due donzelle che si dimenano, giusto per chiudere il cerchio 🙂

E cos’è l’amore? Frammenti

•19 dicembre 2011 • 1 commento

Ho trovato questo post di Antonio Pascale. Avrei voluto scriverlo io. Lo trovo talmente bello che ne ho copiati dei frammenti, per ricordarli:

Non voglio tirare in ballo il discorso del rispetto degli altri, sono puntualissimo perché sono nevrotico. Arrivo all’aeroporto un’ora e mezza prima, alla stazione un’ora. Mi sveglio presto, ma tanto non dormo mai e almeno mi prendo delle soddisfazioni, come per esempio guardare le persone che corrono tirandosi i trolley, perché sono in ritardo. Cosa ti hanno insegnato i tuoi genitori?, chiese una giornalista a Fanny Ardant. A non correre sotto la pioggia perché non è dignitoso, rispose lei. Cosa mi ha insegnato la mia nevrosi? A non correre quando si sta perdendo il treno. Dunque ad avviarmi con largo anticipo: comunque sono credo l’unico a non aver ottenuto nessun beneficio dalla (democratica) pratica del web check in. Lo faccio 24 ore prima ma arrivo sempre con un‘ora e mezza di anticipo, come se dovessi ancora farlo, appunto.

Siamo o non siamo liberi di scegliere? Haynes (un neuroscienziato) ha usato la risonanza magnetica funzionale (una macchina che fotografa l’attività del cervello), così da osservare la nostra mente nell’atto della decisione, per esempio: premi un tasto blu o rosso? Cosa sorprendente: se qualcuno osserva il mio cervello può prevedere (a seconda delle aree celebrali che si illuminano) quale bottone sto per premere, con un anticipo che arriva fino a dieci secondi. Cioè dieci secondi prima che io premo il bottone (rosso o blu) ed esprimo attraverso l’atto la mia decisione (e la mia consapevolezza), nel mio cervello, per vie biochimiche, la decisione è stata già presa, solo che io l’ignoro. Quindi, ho solo la sensazione di prendere la decisione, la consapevolezza è una costruzione ex post, la decisione ex ante. Quello che ignoro dunque sono le complesse cause che mi hanno portato a scegliere (e non solo il tasto rosso e blu)….Cosa orienta la mia scelta? Il trauma, penso io, ecco cosa orienta la scelta  Il trauma: un evento, che ti coglie impreparato, senza strumenti di protezione. Per tutta la vita cerchi di trasformare quel trauma in dolore. Perché il dolore perlomeno può essere condiviso

Che l’amore quando inizia è sempre romantico, e i teenager, per esempio, non appena cominciano a sperimentarlo possono trovare, l’amore, spaventosamente delizioso e spaventosamente ignoto. E allora, cos’è l’amore? Un sentimento, un’ambizione, un impegno, una personale lotta interna, un contratto sociale? Tutte queste cose e anche il tentativo di reagire a un trauma, forse. Il trauma della morte. Soltanto l’amore permetterebbe di dimenticare temporaneamente la terribile realtà del nostro essere mortali.

Il post intero, che merita di essere letto, è Qui 

Discorsi sul tempo – “mentre l’uomo è un capolavoro dalla bellezza inenarrabile”

•25 maggio 2011 • Lascia un commento

Fatti:
1/3 della giornata si passa dormendo, per lo meno se si vuole mantenere un buono stato di salute.

1/3 si passa lavorando.

1/3 è il tempo che ci rimane libero per vivere.

A questo punto parto con una domanda molto semplice: come si è arrivati a stabilire che siano 8 le ore lavorative? chi è stato il precursore di questa convenzione?

Quando la carriera è diventata così importante? Non intendo il lavoro, e soprattutto il diritto al lavoro, che è un aspetto di fondamentale importanza per ogni uomo. Quello che mi chiedo è: quando la carriera ha assunto un ruolo così centrale. Il tempo dedicato al proprio lavoro, avanzare, migliorare.
Non che tutti lo facciano, ma mi affascina capire perché molti cerchino la gratificazione personale ed il riconoscimento di se stessi proprio nel lavoro, piuttosto che nelle relazioni con gli altri, nell’amore, nei viaggi, nelle grandi cause sociali, nelle passioni personali.
Spesso lavoriamo per avere la libertà economica di fare piccole scelte, come avere una macchina o andare in vacanza, avere una casa più bella, ma poi lasciamo indietro tutta quella vita che potremmo sperimentare in un giorno, tutte le scelte, le relazioni che potremmo vivere quotidianamente.

Nel paese di Kirghisia tutti lavorano solo 3 ore al giorno: il resto del tempo è dedicato a se stessi, all’amore, alla famiglia, ai figli, alla vita insomma.
Silvano Agosti

Mi permetto nella mia infinita piccolezza letteraria, di consigliare a tutti di leggere “Lettere dalla Kirghisia”;

e c’è anche questo video!

Amore mio

•12 aprile 2011 • 2 commenti

Sto cercando di scrivere un racconto per un concorso. Ma devo dire che non mi sta uscendo per niente bene. Troppe idee affiorano nel dormiveglia, e se una volta mi alzavo anche a ore improbabili per scriverle, ammetto che la pigrizia, o il desiderio di conservare intatte quelle poche nottate indisturbate dall’insonnia, mi fa desistere. Quindi i pensieri si  annodano, si sviluppano, prendono pieghe inaspettate, però al mattino sembrano banalotti, sciatti.

Il tema che è stato dato è “Amore mio”. E su questo ce ne sarebbe da dire. Amore: un sentimento profondo, e un istinto, un impulso biologico. Siamo spinti per natura all’amore nei confronti di qualcuno nel corso della vita. È qualcosa da cui non è possibile sottrarsi. Amore romantico, amore platonico, amore come passione,  dedizione totalizzante.  Sto leggendo Wikipedia, perché trovo che spesso non sappiamo le definizioni delle cose più importanti; a scuola, ad esempio, nessuno ci ha mai fatto studiare l’amore. Mi piace questa parte:

Sebbene gli esseri umani non siano in genere sessualmente monogami, si ritiene tuttavia che siano emozionalmente monogami: possono amare (romanticamente) una sola persona alla volta. Quando una persona condivide con un’altra un amore per un lungo periodo di tempo, sviluppa un “attaccamento” sempre più forte verso l’altro individuo. … secondo recenti teorie scientifiche sull’amore, questa transizione dall’attrazione all’attaccamento avverrebbe in circa 30 mesi, il passaggio da amore romantico a un semplice piacere nello stare insieme durerebbe dai 10 ai 15 anni.

Mio: lo dice molto meglio di me Hegel

La vera essenza dell’amore consiste nell’abbandonare la coscienza di sé, nell’obliarsi in un altro se stesso e tuttavia nel ritrovarsi e possedersi veramente in quest’oblio. Quindi è identificazione del soggetto in un’altra persona, è il sentimento per cui due esseri esistono solo in una unità perfetta e pongono in questa identità tutta la loro anima e il mondo intero

Calvino dice che allo scrittore servono restrizioni e limiti, ma devo confessare che non sento abbastanza stretti i miei confini. L’amore è un tema troppo grande.
Ho trovato anche un altro sito interessante: Mal d’ amore. Non si sa mai che qualcuno scopra di esserne affetto.

Bla Bla Bla

•4 marzo 2011 • Lascia un commento

Giornali incartati di pesci freschi e con occhi vispi.

Farfalle ritornano bruchi per protestare contro i fiori di plastica.

Piedi usati come nuovi per amanti feticisti.

Vendesi parrucchino per donne che la sera, malinconiche, accarezzano le teste calve dei loro uomini, ricordandosi dei loro vent’anni.

Agorafobico chiude gli occhi e assapora l’acqua della doccia, immaginando sia pioggia che gli cade sul viso.

Padri americani che baciano i loro bambini sulla bocca: Perché?

 

Questione di proporzioni

•22 febbraio 2011 • Lascia un commento

Mi sono sempre detta che non avrei mai messo una gif animata nel mio blog..che orrore.

Ma questa andava messa per forza, con due considerazioni:

1.  I bagliori, i fuochi colorati dei pianeti mi provocano un vero senso di paura, quasi inconscia, infantile. Più li guardo, più ho l’impressione che da un momento all’altro mi infuocheranno, vanificando gli sforzi di mia madre di avermi messa al mondo, nutrita, educata e tenuta in salute per 20 anni.

2. Quanto infinitamente piccola è la terra, quindi proporzionalmente piccoli i suoi problemi, piccola io, e piccole le mie inquietudini